S.Cecilia in Trastevere

s.cecilia in trastevere

La Basilica di S.Cecilia in Trastevere (nella foto sopra), situata nella piazza omonima, sorge sulla casa della martire romana Cecilia e di suo marito Valeriano.

edifici di età repubblicana
1 Edifici di età repubblicana

Gli scavi effettuati sotto la chiesa durante il restauro del 1899 evidenziarono effettivamente un gruppo di edifici di età repubblicana (nella foto 1), risalenti quindi ad un periodo tra il VI ed il I secolo a.C., con muri in opera quadrata di tufo ed una colonna dorica. In fondo ad una nicchia vi è un rilievo in tufo rappresentante Minerva davanti ad un altare. L’edificio mostra restauri e rifacimenti di età successiva, dal II al IV secolo d.C., quando venne unificato con altre costruzioni già esistenti e risalenti all’età repubblicana.

coraria septimiana
2 Coraria Septimiana

Oltre a diversi ambienti costruiti in opera laterizia e con resti di mosaici pavimentali, vi è anche una grande stanza caratterizzata dalla presenza nel pavimento di sette vasche cilindriche in mattoni (nella foto 2), forse utilizzate per la concia delle pelli: ciò fa supporre che possa trattarsi dei Coraria Septimiana, una manifattura per la lavorazione delle pelli che sappiamo essere stata in questa Regio XIV. La casa fu trasformata in titulus, denominato Caeciliae, già nel V secolo finché S.Gregorio Magno fece costruire la basilica primitiva nel VI secolo.

cripta a s.cecilia in trastevere
3 Cripta

Nei sotterranei è possibile ammirare la cripta (nella foto 3), che tra il 1899 ed il 1901 venne ampliata e ristrutturata in forme neobizantine per volontà del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro su progetto dell’architetto Giovanni Battista Giovenale e decorata da mosaici di Giuseppe Bravi.

altare cripta e finestella confessionis a s.cecilia in trastevere
4 Altare della cripta con la fenestella confessionis

Qui, da una finestrella sopra l’altare (nella foto 4, la fenestella confessionis), si vedono i sarcofagi che racchiudono i corpi di S.Cecilia, S.Valeriano, S.Tiburzio, S.Lucio, S.Urbano e S.Massimo (l’ufficiale romano al quale erano stati affidati Tiburzio e Massimo come prigionieri ma che si convertì anch’egli).
La Passio di S.Cecilia narra che la giovane fosse stata data in sposa al nobile Valeriano, che convertì nel giorno del matrimonio comunicandogli il suo voto di castità. Valeriano ed il fratello Tiburzio, anch’esso convertito al cristianesimo, si dedicavano alla sepoltura dei corpi dei martiri cristiani che incontravano lungo la strada, contravvenendo ad un ordine del prefetto Almachio e per questo motivo vennero arrestati e, dopo atroci torture, decapitati. Cecilia, che pregava sulla tomba del marito e del cognato, venne chiamata davanti al prefetto che ne ordinò la morte per soffocamento nella sua stessa camera da bagno (oggi i sotterranei della chiesa, dove tuttora si trova il calidarium). Dopo un giorno ed una notte, però, la giovane non era ancora stata soffocata dai vapori caldissimi ed allora il prefetto ordinò che venisse decapitata: tre colpi di spada non riuscirono a staccarle la testa dal collo ed il boia la lasciò sul patibolo nel suo sangue. Cecilia morì dopo tre giorni di agonia duranti i quali convertì tutti i suoi familiari al cristianesimo.
Per molto tempo il corpo della santa non fu trovato, finché una pia leggenda narra che nell’820 Cecilia sarebbe apparsa a Pasquale I per rivelargli il luogo della sua sepoltura, ovvero presso le Catacombe di S.Callisto, dove il corpo venne rinvenuto miracolosamente intatto ed avvolto in una veste candida trapuntata d’oro. Nell’821 Papa Pasquale I fece trasportare il corpo della santa nella Basilica di S.Cecilia in Trastevere ed in questa occasione ne ordinò la ricostruzione.
Nel corso dei restauri avvenuti fra i secoli XII e XIII furono costruiti il portico, il campanile ed il chiostro; nel 1540 fu aggiunto il coro e nel 1600 furono realizzati la nuova confessione, il rialzamento del presbiterio e gli altari laterali. Nel 1599 il cardinale Paolo Emilio Sfondrati, nel corso di ulteriori restauri, fece riesumare anche il corpo della santa per valutarne lo stato di conservazione: questo fu rinvenuto, ancora in perfetto stato, in una cassa di cipresso contenuta a sua volta entro un’urna di marmo, “con la veste di seta intarsiata con fili d’oro, scalza, con un velo rivolto intorno alli capelli, giacendo con la faccia rivolta in terra, con li segni del sangue e di tre ferite sul collo”. Il corpo fu esposto per un mese alla venerazione dei fedeli “sopra un ricchissimo talamo, in una stanza munita di grosse inferriate e vigilata continuamente dalla Guardia Svizzera e per impedire la folla di carrozze furono sbarrate tutte le strade di Trastevere”; in seguito venne sepolto nella cripta all’interno di una sfarzosa cassa di 254 libbre d’argento.

statua di s.cecilia
5 Statua di S.Cecilia

In questa occasione il cardinale Sfondrati commissionò a Stefano Maderno la celebre statua marmorea della santa (nella foto 5), situata di fronte all’altare e riprodotta nella medesima posizione in cui fu ritrovata, distesa sul fianco, il viso rivolto verso il terreno, il corpo illanguidito ed avvolto in una tunica dal panneggio delicato: è interessante notare che il Maderno ha voluto mettere in risalto il taglio della spada sul collo e la posizione delle dita, ovvero le tre dita aperte della mano destra ed un dito della sinistra, a testimoniare, secondo la tradizione, la fede di Cecilia nella Trinità e nell’Unità di Dio.
Una copia della scultura fu realizzata nel 1920 e deposta nelle Catacombe di S.Callisto, nella cripta dove fu rinvenuto il corpo.
Il 22 novembre 1740 (giorno della festa di S.Cecilia) Papa Benedetto XIV venne in visita privata nella Basilica di S.Cecilia in Trastevere e le monache regalarono al pontefice un reliquario d’oro contenente un piccolo pezzo di pannolino intriso nel sangue della santa.

prospetto barocco di s.cecilia in trastevere
6 Prospetto barocco

Ulteriori restauri avvennero nel XVIII secolo per volontà dei cardinali Troiano Acquaviva e Giacomo Doria: proprio a questi lavori si deve il monumentale prospetto barocco (nella foto 6) realizzato nel 1725 da Ferdinando Fuga, costituito da quattro colonne sulle quali poggia una lunga trabeazione ed un timpano spezzato che reca lo stemma del cardinale Acquaviva, ovvero due leoni rampanti, alcuni gigli di Francia e croci a due bracci trasversali.

cippo del pomerio a s.cecilia in trastevere
7 Cippo del pomerio di Vespasiano

Varcato l’ingresso possiamo ammirare, sulla destra, la testimonianza di un tracciato sacro e inviolabile, ovvero uno dei cippi del pomerio (nella foto 7), un termine derivante da post o pone murum, ovvero “dopo il muro”, uno spazio di terreno sacro, situato lungo le mura della città all’interno ed all’esterno, dove non era lecito costruire, né abitare, né arare, né tantomeno seppellire i morti e limitato da pietre terminali: non una difesa militare quindi ma una difesa sacrale, un limite magico difeso da tabù e divieti. Questo cippo è relativo all’ampliamento realizzato dall’imperatore Vespasiano nell’anno 75 d.C. e qui ritrovato nel 1900:

IMP CAESAR
VESPASIANUS
AUG PONT MAX
TRIB POT VI IMP XIV PP
CENSOR COS VI DESIG VII
T CAESAR AUG F
VESPASIANUS IMP VI
PONT TRIB POT IV CENSOR
COS IV DESIG V
AUCTIS P R FINIBUS
POMERIUM AMPLIAVERUNT
TERMINAVERUNTQUE

ovvero “L’imperatore Cesare Vespasiano Augusto, Pontefice Massimo, investito della potestà tribunizia per la sesta volta, acclamato imperatore per la quattordicesima volta, Padre della Patria, Censore, Console per la sesta volta e designato per la settima, e Tito Cesare Vespasiano, figlio dell’Augusto, acclamato imperatore per la sesta volta, Pontefice, investito della potestà tribunizia per la quarta volta, Censore, Console per la quarta volta e designato per la quinta, avendo ampliato i confini del Popolo Romano, ampliarono e delimitarono il pomerio”.
Nella parte inferiore l’iscrizione relativa al ritrovamento:

CIPPO DEL POMERIO URBANO
POSTO NELL’ANNO LXXV (75)
RINVENUTO QUI PRESSO
NEL MCM (1900)

cantharus paleocristiano a s.cecilia in trastevere
8 Cantharus paleocristiano

Superato il portico ci troviamo in un vasto cortile sistemato a giardino nel 1929 per iniziativa del cardinale Bonaventura Cerretti, al centro del quale si trova un bacino rettangolare sormontato da una grande anfora in pietra (nella foto 8), di origine paleocristiana, ricavata da un antico cantharus, ovvero un vaso per le abluzioni rituali che i fedeli utilizzavano prima di entrare in chiesa, il cui ricordo resta nel nostro uso di bagnare le dita nell’acquasantiera, la vasca contenente acqua benedetta posta in prossimità dell’ingresso di una chiesa.
Nel 1929 il cardinale Bonaventura Cerretti, titolare della Basilica di S.Cecilia in Trastevere dal 1926 al 1933, commissionò all’architetto Antonio Muñoz il restauro della fontana del cantaro, sulla quale volle far incidere il suo stemma e il motto.
Sul lato prospiciente l’ingresso vi è la seguente iscrizione:

BONAVENTURA CERRETTI
CARD TIT CAECILIA
ATRIUM
CANTHARO IN PRISTINUM RESTITUTO
FONTIS ET HORTI AMOENITATE ADDITA
EXORNANDUM CURAVIT
AD MDCCCCXXIX

ovvero “Bonaventura Cerretti, cardinale del titolo di Santa Cecilia, si prese cura dell’abbellimento dell’atrio ripristinando l’antico cantharus, aggiungendo il pregio della fontana e del giardino, nell’Anno del Signore 1929”.
Sul versante opposto vi è lo stemma ed il motto episcopale del cardinale:

ROBUR IN FIDE

ovvero “La forza (è) nella fede”.
Sul versante nord l’iscrizione così recita:

ANTONIUS MUNOZ
ROMANUS
ME FECIT

ovvero “Antonio Muñoz, romano, mi fece”.
Il giardino è chiuso sui due lati dal monastero: l’ala di sinistra, ristrutturata nel XVI secolo, è ancora occupata dalle monache benedettine mentre quella di destra, occupata nel 1935 dalle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, poi trasferitesi, ha in parte mantenuto il suo aspetto medievale con semplici finestre incorniciate ed inferriate.
Il Monastero fu fondato da Papa Pasquale I ed accolse, lungo i secoli, differenti presenze monastiche. Tra il 1344 ed il 1419 il Monastero fu affidato agli Umiliati (dal latino humiliatus, ovvero reso umile, che rifletteva il loro stile di vita austero e penitenziale), un Ordine nato in Lombardia nella seconda metà del secolo XII, che formulò una regola le cui fonti principali erano la regola agostiniana e quella benedettina, con l’ideale ispiratore di povertà, lavoro, carità. Comprendeva nella famiglia monastica monaci, monache, laici e laiche che si impegnavano con un propositum di vita evangelica. Gli Umiliati esercitarono l’arte della lana. L’Ordine fu soppresso nel XVI secolo e così il Monastero fu rifondato, con bolla di Papa Clemente VII, il 25 giugno 1527 ed affidato ad un gruppo di monache benedettine, che vi si trasferirono l’11 novembre 1527, guidate da Maura Magalotta che ne divenne la prima badessa. Intorno al 1540 le monache fecero ristrutturare la basilica ed ampliare il monastero: durante questi lavori fu costruito il coro delle monache sulla controfacciata, che comportò l’occultamento dei dipinti murali ad affresco di Pietro Cavallini (di cui parleremo in seguito). Tra il 1652 ed il 1661 nella basilica ebbe sede l’Accademia di Musica che, fin dal XV secolo, ha come patrona S.Cecilia.
La facciata della Basilica di S.Cecilia in Trastevere (nella foto in alto sotto il titolo), anch’essa opera del Fuga, è semplice, preceduta da un portico a quattro colonne ioniche con architrave sul quale è posta la seguente iscrizione: FRANCISCUS TITU(LUS) SANCTAE CAECILIAE CAR(DINALIS) DE AQUAVIVA, ovvero “Cardinale Francesco Acquaviva Titolare di Santa Cecilia”.

fregio in dettaglio con tessere vitree di s.cecilia in trastevere
9 Fregio in dettaglio con tessere vitree

Al di sotto corre un fregio decorato con un mosaico del XII secolo a tessere vitree e marmoree, di maestranze romane, che raffigura motivi decorativi a girali e clipei con le teste di santi legati alla storia della Basilica e di S.Cecilia, come S.Tiburzio, S.Urbano, S.Lucio, S.Agata (nella foto 9 a destra, identificata con le lettere S A) e la stessa S.Cecilia (nella foto 9 a sinistra, identificata con le lettere S C), ripetuta due volte in quanto, probabilmente, un clipeo raffigurante S.Valeriano fu sostituito con quello della Santa durante un restauro.

croce con alfa e omega nel fregio
10 Croce con alfa e omega nel fregio

Al centro è raffigurata la croce con l’alfa e l’omega (nella foto 10), la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco a simboleggiare Cristo come inizio e fine di tutte le cose.

monumento funebre del cardinale paolo emilio sfondrati
11 Monumento funebre del cardinale Paolo Emilio Sfondrati

Nelle pareti del portico sono murati frammenti di tombe e lapidi: sulla destra è situato il Monumento funebre del cardinale Paolo Emilio Sfondrati (nella foto 11), in marmi policromi, realizzato nel 1623 da Girolamo Rainaldi e Angelo di Pellegrino. La tomba originariamente era ubicata nella navata destra, ma nel 1957 ne fu deciso lo spostamento. L’opera è decorata con pregevoli sculture e rilievi fra le quali si notano: in alto, Ricognizione del corpo di S.Cecilia, al centro, entro ovale, Busto del cardinale e in basso, Statue di S.Agnese e S.Cecilia.

campanile a s.cecilia in trastevere
12 Campanile

Il campanile (nella foto 12) in stile romanico risale al XII secolo ed è composto di cinque ordini: i primi due sono a bifora a pilastro, gli ultimi tre a trifora con colonnine, capitelli a stampella ed archetti a doppia ghiera. La cella campanaria ospita una piccola campana del XIII secolo ed altre due donate nel 1344 dal cardinale titolare della chiesa Guido de Boulogne.

interno di s.cecilia in trastevere
13 Interno

L’interno di S.Cecilia in Trastevere (nella foto 13) è diviso in tre navate da massicci pilastri quadrati che inglobano le antiche colonne della basilica.

monumento funebre del cardinale niccolò forteguerri
14 Monumento funebre del cardinale Niccolò Forteguerri

L’aula liturgica è preceduta da un vestibolo, dove sono collocati, a sinistra, il Monumento funebre del cardinale Niccolò Forteguerri (nella foto 14), in marmo, opera di Mino da Fiesole di metà Quattrocento,

monumento funebre del cardinale adam easton
15 Monumento funebre del cardinale Adam Easton

mentre a destra, si trova il Monumento funebre del cardinale Adam Easton (nella foto 15), in marmo, di ambito toscano, composto da un sarcofago con colonne ritorte agli angoli, lo stemma della famiglia del cardinale ai lati ed al centro quello del Re inglese Edoardo III, sormontato dalla statua funebre del cardinale, morto il 15 agosto 1398.

cappella della crocifissione a s.cecilia in trastevere
16 Cappella della Crocifissione

A destra si apre la Cappella della Crocifissione (nella foto 16), eretta nel 1660, nella quale è collocato, sull’altare, Gesù Cristo crocifisso fra la Madonna Addolorata e S.Giovanni Apostolo, risalente al XV secolo, un affresco di ambito laziale.

apoteosi di s.cecilia
17 Apoteosi di S.Cecilia di Sebastiano Conca

L’ampia navata centrale, absidata, è coperta con volta a botte ribassata e decorata con il grandioso affresco di Sebastiano Conca, l’Apoteosi di S.Cecilia (nella foto 17), realizzato nel 1724. Al centro domina la figura della Santa, illuminata dal bagliore dello Spirito Santo, mentre ascende trionfante. Sulle nuvole si protendono gli angeli realizzati attraverso un colorismo sciolto e prezioso. In basso alla composizione si intravedono le canne di un organo, che richiamano il ruolo della Santa come patrona della musica.

coridoio a s.cecilia in trastevere
18 Corridoio

All’inizio della navata destra, si accede ad un corridoio (nella foto 18), dove si notano, alla pareti laterali, Paesaggi con santi eremiti (XVII secolo), affresco di Paul Bril, in fondo la Statua di S.Sebastiano (XVI secolo), attribuita a Lorenzo Lotti, detto Lorenzetto, a sinistra, di fronte all’ingresso della cappella, le Nozze mistiche di Valeriano e Cecilia (inizio del XVII secolo), olio su tela di Guido Reni, che immortala il momento in cui Valeriano infila l’anello nuziale al dito di Cecilia. Il dipinto, di forma circolare, presenta un’impaginazione scenica molto misurata. I personaggi sono divisi specularmente: Valeriano e la sua famiglia sulla sinistra (vicino a un muro), Cecilia e le sue ancelle sulla destra (sotto un portico). Il portico fa da cornice a un paesaggio collinare molto dolce, arricchito da una capanna che rimanda alla Natività.

cappella di s.cecilia
19 Cappella di S.Cecilia

Dal corridoio si entra nella Cappella di S.Cecilia o del Bagno, voluta dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati nel 1599, che sorge esattamente al di sopra dei locali termali del V secolo (calidarium) dove S.Cecilia venne rinchiusa per essere soffocata dai vapori bollenti. Sull’altare della cappella si trova la pala dipinta nel 1601 da Guido Reni raffigurante la Decollazione di S.Cecilia (nella foto 19), commissionata per volontà del cardinale Sfondrati in seguito al ritrovamento delle reliquie della santa e raffigura la Santa in ginocchio, con lo sguardo e le braccia rivolte al cielo in un’estasi di fede, mentre accetta il proprio destino. Il boia è alle sue spalle, in attesa di vibrare il colpo. In alto a sinistra, due angeli scendono in volo, offrendo a Cecilia la palma del martirio e la corona di rose.

cappella di s.francesca romana a s.cecilia in trastevere
20 Cappella di S.Francesca Romana

Lungo la navata destra della basilica sono situate: la Cappella di S.Francesca Romana (nella foto 20), detta anche Cappella dei Ponziani, la nobile famiglia che dette i natali a S.Francesca Romana. L’edificazione della cappella risale al XV secolo e la sua particolarità è lo straordinario ciclo di affreschi con il Padre Eterno e i Quattro Evangelisti nella volta; i Santi Girolamo, Sebastiano, Giorgio e Caterina d’Alessandria sulle pareti mentre sull’altare un affresco raffigurante la Madonna della Misericordia fra i Santi Stefano e Francesca Romana, tutti opera di Antonio del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, collaboratore del Pinturicchio con cui lavorò negli appartamenti di Papa Alessandro VI Borgia in Vaticano.
Al primo altare si trova la pala con S.Benedetto da Norcia (1676), olio su tela di Giuseppe Ghezzi.

cappella delle reliquie a s.cecilia in trastevere
21 Cappella delle Reliquie

Segue la Cappella delle Reliquie (nella foto 21), ristrutturata nel 1723 su disegno di Luigi Vanvitelli, che eseguì la pala d’altare che rappresenta S.Cecilia con S.Valeriano, nonché i dipinti che la decorano raffiguranti, alla parete destra, un Angelo che incorona S.Cecilia e S.Valeriano, olio su tela, mentre sulla volta, un affresco raffigura la Gloria di angeli musicanti.
Al secondo altare, la pala con S.Maria Maddalena (XVII secolo), olio su tela di Giovanni Baglione.

cappella rampolla del tindaro
22 Cappella Rampolla del Tindaro

Segue la Cappella Rampolla del Tindaro (nella foto 22), un piccolo ambiente ristrutturato agli inizi del XX secolo da Antonio Muñoz, dove è collocato il Monumento funebre del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, in marmo, opera di Enrico Quattrini.
Inoltre, nella testata della navata, si apre la Cappella di S.Teresa del Bambino Gesù, dove è visibile, alla parete destra, la Visione di Papa Pasquale I ed il Ritrovamento del corpo di S.Cecilia (XII secolo), un affresco di ambito romano originariamente posto nel portico e qui sistemato nel 1785.

ciborio a s.cecilia in trastevere
23 Ciborio

Nel presbiterio si trova uno dei capolavori della Basilica di S.Cecilia in Trastevere: il ciborio gotico (nella foto 23) in marmi policromi realizzato da Arnolfo di Cambio nel XIII secolo. L’opera è costituita da quattro colonne in marmo nero con capitelli corinzi e pulvini decorati con medaglioni in mosaico, sormontati da quattro zoccoli angolari che sostengono le statue di S.Cecilia, Valeriano, Tiburzio e Urbano. Nei pennacchi sono invece raffigurati profeti, i quattro evangelisti ciascuno con il proprio simbolo e due figure femminili che rappresentano le Vergini sagge con fiaccole accese. Nei quattro timpani, anch’essi a mosaico, vi sono rosoni traforati sostenuti da angeli, mentre ai quattro angoli altrettanti pinnacoli con guglia centrale.
Sotto l’altare è situata la statua marmorea di Stefano Maderno raffigurante S.Cecilia, di cui abbiamo già parlato.

mosaico absidale a s.cecilia in trastevere
24 Mosaico absidale

Nel catino absidale vi è il grande mosaico del IX secolo (nella foto 24) raffigurante il Redentore benedicente con i Santi Agata, Paolo, Cecilia, Pietro e Valeriano insieme a Papa Pasquale I, sulla sinistra, raffigurato con una piccola fenice sopra la testa che simboleggia la resurrezione, con il nimbo quadrato, simbolo utilizzato nell’antichità per raffigurare i personaggi ancora in vita, e con il modellino della chiesa in mano.
In basso possiamo notare dodici pecore che rappresentano gli Apostoli, l’Agnello di Dio e le città sante di Gerusalemme e Betlemme su entrambi i lati.
L’iscrizione in basso recita:

HAEC DOMUS AMPLA MICAT VARIIS FABRICATA METALLIS – OLIM QUAE FUERAT CONFRACTA SUB TEMPORE PRISCO – CONDIDIT IN MELIUS PASCHALIS PRAESUL OPIMUS HANC AULAM D(OMI)NI FORMANS FUNDAMINE CLARO – AUREA GEMMATIS RESONANT HAEC DINDIMA TEMPLA – LAETUS AMORE DEI HIC CONIUNXIT CORPORA S(AN)C(T)A CAECILIAE ET SOCIIS RUTILAT HIC FLORE IUVENTUS – QUAE PRIDEM IN CRYPTIS PAUSABANT MEMBRA BEATA – ROMA RESULTAT OVANS SEMPER ORNATA PER AEVUM

ovvero “Questa spaziosa casa brilla costruita con smalti vari; questa sala, che un tempo nei tempi antichi era stata demolita, il generoso Pasquale la costruì in uno stato migliore, modellandola su una famosa fondazione; questi aurei santuari del tempio risuonano di gemme; esultante per l’amore di Dio, (il Papa) ha qui riunito i corpi santi di Cecilia e dei suoi compagni; qui risplende nel suo fiore la giovinezza, (i corpi) che prima riposavano beati nelle cripte; Roma esulta trionfante, sempre adorna per l’eternità”.
Lungo la navata sinistra della basilica sono situati, al primo altare, S.Stefano e S.Lorenzo (1676), olio su tela di Giuseppe Ghezzi.
Tra il primo ed il secondo altare il Monumento funebre del vescovo Gregorio Magalotti (1538), in marmo di Guglielmo della Porta.
Al secondo altare, S.Andrea apostolo coronato dall’angelo (1600-1604), olio su tela di Giovanni Baglione.
Al terzo altare, S.Agata (XVII secolo), olio su tela di Paolo Guidotti.

cappella dei santi pietro e paolo apostoli
25 Cappella dei Santi Pietro e Paolo Apostoli

Infine, nella testata della navata, si apre la Cappella dei Santi Pietro e Paolo (nella foto 25), dove è collocato, sull’altare, un olio su tela di Giovanni Baglione raffigurante S.Pietro e S.Paolo Apostoli (1600-1604).

giudizio universale di pietro cavallini
26 Giudizio Universale di Pietro Cavallini

Il Monastero di S.Cecilia custodisce un capolavoro assoluto della pittura medievale romana, precursore del Rinascimento, ovvero il celeberrimo affresco di Pietro Cavallini realizzato tra il 1289 ed il 1293 e raffigurante il Giudizio Universale (nella foto 26), dipinto sulla controfacciata della chiesa ma oggi coperto dal Coro delle Monache. Per accedervi è necessario raggiungere il coro dall’ingresso del monastero posto alla sinistra della chiesa.
Il Giudizio Universale fu ricoperto, ed in parte danneggiato, nel Cinquecento per la costruzione del nuovo Coro rialzato per le monache di clausura e rimase nascosto dagli stalli lignei fino al 1900, quando gli interventi di smantellamento e restauro permisero di riscoprire uno dei capolavori più importanti dell’arte medievale italiana prima del Rinascimento. L’affresco risulta mutilato non solo nella zona bassa, dove mancano i proseguimenti di alcune figure, ma è anche privo di una terza fascia nella parte alta con la raffigurazione del “Cristo risorto” con le schiere degli angeli. Il destino ha voluto che, comunque, dell’affresco giungesse fino a noi la parte più significativa, ovvero Gesù tra gli Apostoli.

cristo giudice nel giudizio universale
27 Cristo Giudice

Al centro appare la figura di Cristo Giudice (nella foto 27) seduto su un prezioso trono tempestato di gemme, circondato da otto serafini e situato all’interno di una mandorla, o vesica piscis, una figura geometrica formata dall’intersezione di due cerchi che, nel simbolismo cristiano, rappresenta l’incontro perfetto tra il piano divino ed il piano umano.

vergine in preghiera nel giudizio universale
28 Vergine in preghiera affiancata da 6 Apostoli

A sinistra si trova la Vergine in preghiera (nella foto 28) affiancata dagli Apostoli Paolo, Taddeo, Giacomo Maggiore, Matteo, Bartolomeo e Filippo.

san giovanni battista nel giudizio universale
29 S.Giovanni Battista affiancato da 6 Apostoli

A destra si trovano S.Giovanni Battista (nella foto 29) e gli Apostoli Pietro, Giovanni, Tommaso, Giacomo Minore, Andrea e Simone.

beati accolti dagli angeli nel giudizio universale
30 Beati accolti dagli Angeli

Nella fascia inferiore, a sinistra, sono raffigurati i Beati accolti dagli Angeli (nella foto 30), divisi in tre gruppi, tra cui i più vicini a Cristo sono i Santi diaconi Lorenzo e Stefano primo martire.

s.cecilia tra i beati
31 S.Cecilia tra i Beati

All’estremità sinistra è raffigurata una santa coronata e accolta da un angelo (nella foto 31, evidenziata dalla freccia), probabilmente S.Cecilia.

anime dei dannati nel giudizio universale
32 Anime dei dannati

A destra sono affrescate le anime dei dannati (nella foto 32), divise anche queste in tre gruppi, con gli angeli intenti a respingerle. Il primo angelo spinge i dannati con le mani, il secondo con la lancia e il terzo con l’arma infilza il corpo del diavolo.

altare con strumenti della passione
33 Altare con gli strumenti della Passione

Al di sotto vi è un altare (nella foto 33), alla maniera bizantina, con gli strumenti della passione: la Croce, la canna con la spugna imbevuta d’aceto, il vasetto con il fiele, i chiodi e la lancia che aprì il costato di Gesù sulla croce.

angelo del testamento
34 Angelo del Testamento

Le pareti laterali conservano frammenti dello stile narrativo del Cavallini: sulla parete sinistra si può ammirare un enorme figura in armatura (nella foto 34), spesso identificata come l’Arcangelo Michele, ma che per molti studiosi incarna la figura teologica dell’Angelo del Testamento, che rappresenta il Verbo di Dio e la sua Parola, che unisce l’Antico e il Nuovo Testamento nel disegno divino della salvezza.

annunciazione
35 Annunciazione

Segue poi un frammento dell’Annunciazione (nella foto 35).

sogno di giacobbe
36 Sogno di Giacobbe

Sulla parete destra resti di scene dell’Antico Testamento: il Sogno di Giacobbe (nella foto 36)

giacobbe inganna isacco
37 Giacobbe inganna Isacco

e Giacobbe che inganna Isacco (nella foto 37).

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